Chi è Franco Mottola e qual è il suo coinvolgimento nell’omicidio Mollicone

Chi è Franco Mottola e qual è il suo coinvolgimento nell'omicidio Mollicone

Ha coperto il figlio, depistato le indagini e imbavagliato Serena Mollicone quando poteva essere salvata. L’accusa ha chiesto 30 anni.

Nel corso della requisitoria della pm Beatrice Siravo, davanti alla Corte d’Appello del tribunale di Cassino, l’accusa ha chiesto pene esemplari per tutta la famiglia Mottola, ritenuta responsabile dell’omicidio e dell’occultamento di cadavere della giovane Serena Mollicone, uccisa nel 2001 nella Caserma dei Carabinieri di Arce.

A pochi giorni dalle dichiarazioni della Siravo che vedono Marco Mottola come autore materiale dell’omicidio, le Iene tornano sul luogo del delitto, proprio la Caserma dei Carabinieri del piccolo paesino in provincia di Frosinone, a vent’anni di distanza da quel barbaro assassinio, con uno speciale dal titolo: “L’omicidio di Serena Mollicone: un mistero lungo 20 anni”.

Le responsabilità, come emerso dalla requisitoria dell’accusa, non sono solo a carico di Marco Mottola. Coinvolti nell’omicidio Mollicone, a vario titolo, vi sono il padre Franco, all’epoca del fatti maresciallo dei Carabinieri e Comandante della Caserma e la madre Anna Maria.
Chi è Franco Mottola e quali sono stati i tentativi di depistaggio operati negli anni?

Chi è Franco Mottola

Franco Mottola, originario di Teano, prima di essere padre di Marco accusato dell’omicidio di Serena Mollicone, è un maresciallo dei Carabinieri che, il 1° giugno 2001, quando venne uccisa Serena Mollicone, era Comandante della Caserma dei Carabinieri di Arce, teatro dell’omicidio della giovane 18enne.

Franco, Anna Maria e Marco sono imputati con l’accusa di omicidio ed occultamento di cadavere. Per il maresciallo Mottola sono stati chiesti dall’accusa 30 anni di reclusione, 24 per il figlio Marco e 21 anni per la moglie Anna Maria.

Siamo innocenti, questo non cambia” ha dichiarato il maresciallo Mottola al termine della requisitoria della pm, frattanto che lasciava il tribunale di Cassino.

La pm Siravo ha messo in luce le incongruenze dei racconti fatti dai tre e dei numerosi depistaggi operati dal maresciallo al fine di coprire il figlio che, con l’ausilio della porta della Caserma (l’arma del delitto) ha ucciso Serena Mollicone.

Franco Mottola: i depistaggi per insabbiare le prove

Il maresciallo Mottola non avrebbe cercato di coprire il figlio solo nel delitto Mollicone, ma anche in altre occasioni, come quando non registrò una segnalazione per droga del figlio, incappato in un controllo dei suoi sottoposti.

Se non avesse chiesto per primo il trasferimento in un’altra stazione, sarebbe stato il comando provinciale a chiedere un provvedimento disciplinare per "incompatibilità ambientale" e a fargli cambiare caserma, come riporta il Corriere della Sera.

Una rete di connivenza quella che il maresciallo si era creato intorno, tant’è che ad essere corresponsabili della vicenda vi sono anche il luogotenente Vincenzo Quatrale e l’appuntato del Carabinieri, Francesco Suprano. Connivenze che portarono alla morte del brigadiere Santino Tuzi che aveva dichiarato di aver visto Serena entrare in Caserma quel 1° giugno. Tuzi verrà ritrovato pochi giorni dopo morto suicida. Una morte che non ha mai convinto del tutto.

I depistaggi operati dal militare Mottola per insabbiare le prove sono stati definiti dalla pm “una anomalia su scala mondiale di un assassino che indaga su se stesso con ampia mano per depistare le indagini”.

Pertanto, queste risultano lacunose proprio per via dei numeri interventi “correttivi” del Mottola. Sempre stando alla ricostruzione della Procura, dopo che Serena ha battuto la testa contro la porta della Caserma per mano di Marco Mottola, il maresciallo avrebbe fatto uscire il figlio di casa per fare in modo che potessero vederlo, procurandogli un alibi.

Il padre, invece, sarebbe tornato in caserma, uscendo subito dopo per un ordine che, però, ricco di incongruenze e imprecisioni, risulta essere falso.

In seguito, il maresciallo ha raccolto le testimonianze della barista Simonetta Bianchi e del carrozziere Carmine Belli (in seguito processato e assolto per il delitto): entrambi sostenevano di aver visto Serena Mollicone in automobile con Marco Mottola la mattina dell’omicidio; eppure, queste dichiarazioni sono state aggiunte agli atti soltanto 25 giorni dopo.

Ma c’è di più. Il maresciallo Mottola ha fatto diramare una segnalazione per cercare un’automobile Lancia Y rossa, anziché bianca come quella di suo figlio.

Come riporta Fanpage.it, nascondendo l’avvistamento della ragazza in automobile con suo figlio, il maresciallo è riuscito ad assicurare le indagini alla caserma di Arce, dove lavorava lui, anche se sarebbero spettate in realtà a quella di Isola dei Liri, un altro comune in provincia di Frosinone che si trova una quindicina di chilometri più a nord fino a quando non è stato richiesto l’intervento del comando provinciale.

Mottola sapeva che il figlio frequentava pusher e consumava droga e questo fa sussistere una incompatibilità ambientale che rende necessari provvedimenti disciplinari” hanno dichiarato i militari del Comando provinciale.

Secondo la pm il maresciallo Mottola avrebbe ricevuto una soffiata circa il suo trasferimento e non ha fatto altro che anticipare il provvedimento, chiedendo di essere trasferito.

Franco Mottola: di cosa è responsabile

Secondo la Procura, il maresciallo avrebbe lasciato morire la ragazza, che poteva salvarsi con un intervento dei soccorsi, imbavagliandola quando era tramortita anziché aiutarla.

Insieme alla moglie Anna Maria, l’avrebbe trasportata nel bosco dell’Anitrella dove poi è stato rinvenuto il corpo.

Inoltre, in seguito alla deposizione del vicebrigadiere Luigi Giobbe, chiamato a deporre in merito ad alcuni file rinvenuti nel cellulare del carabiniere, è emerso che tra le 30mila immagini acquisite dalla memoria del cellulare del maresciallo Mottola, sono state trovate circa dieci immagini di natura sessuale a sfondo pedopornografico e alcune immagini riguardanti Yara Gambirasio.

Queste rivelazioni hanno fatto scattare un’indagine coordinata dalla procura di Napoli, ma comunque estranea all’omicidio Mollicone.