Esercito 4.0: ecco come saranno le forze terrestri del futuro

Esercito 4.0: ecco come saranno le forze terrestri del futuro

Dai sistemi integrati, ai nuovi mezzi terrestri e aerei, passando per la logistica: tutto quello che c’è da sapere sull’Esercito del domani.

Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito italiano, Generale Pietro Serino, ha presentato il concept paper “Esercito 4.0” in cui vengono individuate cinque macroaree su cui dovranno concentrarsi risorse e impegno nel medio periodo e che andranno a rafforzare le forze terrestri del futuro.

Nello specifico, per adeguarsi ai nuovi scenari che si stanno delineando, l’Esercito dovrà dotarsi di piattaforme blindate e corazzate, sempre più veloci, potenti e interconnesse, la cui realizzazione vedrà l’imprescindibile coinvolgimento dell’industria della Difesa nazionale, al fine di mantenere un’autorità di progettazione italiana per garantire, unitamente a una capacità produttiva di scala, la necessaria resilienza.

Lo scoppio di una guerra convenzionale a poche centinaia di chilometri dai nostri confini ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica la rinnovata esigenza di assicurare alla Difesa uno strumento terrestre credibile, efficace, pronto e, se necessario, in grado di combattere in ambienti in continua evoluzione” ha sottolineato il Generale Serino, come riporta Formiche.net.

La guerra in Ucraina ci ha insegnato quanto il mondo cyber sia l’altro campo di battaglia dove si gioca una partita pericolosa tanto quanto quella sul campo di battaglia.

I 5 pilastri del concept paper dell’Esercito 4.0

Il concept paper “Esercito 4.0” è un documento che traccia le linee di indirizzo e sviluppo del futuro a cui la Forza armata farà riferimento nel processo di ammodernamento. Le cinque macroaree riguardano:

  1. Manovra a contatto;
  2. Manovra in profondità;
  3. Terza dimensione;
  4. Difesa integrata;
  5. Logistica distribuita.

Manovra a contatto

Le operazioni militari si troveranno a dover tenere sempre più conto dell’intero insieme delle dimensioni operative. Per adeguarsi ai nuovi scenari, dunque, le forze di terra dovranno dotarsi di nuove piattaforme blindate e corazzate, più veloci, potenti e, soprattutto, interconnesse.

Inoltre, la manovra terrestre necessita di adeguata protezione, non solo da minacce tradizionali, ma anche da quelle provenienti dalla terza dimensione e dai domini spazio/cyber.

Ai sistemi di protezione contro razzi, artiglieria e mortai (C-RAM) dovranno aggiungersi quelli contro i droni (C-UAS, Counter Unmanned Aerial System) e sistemi robotici automatici (RAS), terrestri e aerei, che siano in grado di assolvere funzioni abilitanti del combattimento (esplorazione, scorta, sensore e allarme) “orbitando” attorno a una piattaforma principale che ne permetta il comando e il controllo.

I nuovi mezzi, tra l’altro, dovranno necessariamente prevedere una variante contraerei, ha sottolineato ancora Serino, e sarà necessario “sviluppare torri con capacità di scoperta e ingaggio di minacce a basse quote”.

Manovra in profondità

Per sfruttare al meglio la manovra in profondità, è opportuno aumentare il raggio d’azione dei sistemi d’arma (dai 70 ai 150 km) per garantirne l’efficacia anche in aree di operazioni non contigue.

Tale capacità potrà essere conseguita non solo attraverso i sistemi lanciarazzi multipli (MLRS) e con l’adozione di munizioni a lunga gittata (guidate e non), ma anche attraverso droni armati, loitering munitions (munizioni circuitanti) , capacità offensive (inabilitanti per il nemico) e difensive di guerra elettronica (EW).

Terza dimensione

La grande mobilità delle future piattaforme a decollo verticale e le unità aeromobili e avioportate saranno indispensabili per garantire il presidio dei cosiddetti key terrain e delle infrastrutture critiche.

Oltre all’entrata in servizio del Nuovo Elicottero da Esplorazione e Scorta (NEES) e del Light Utiliy Helicopter (LUH), l’Esercito guarda con attenzione al Future Vertical Lift (FVL), (un programma statunitense) che sfrutta tecnologie d’avanguardia come il rotore contro-rotante e il rotore basculante (tiltrotor) per aumentare velocità, manovrabilità, stabilità e raggio d’azione.

Difesa integrata

Ai già citati sensori e sistemi di difesa missilistica, infatti, le unità saranno protette dall’integrazione di diversi sistemi controaerei di portata variabile dalla media, con batterie SAMP-T (Sol-Air Moyenne Portée Terrestre) sempre più performanti, alla corta, con il sistema di nuova acquisizione “Grifo” (sviluppato da MBDA Italia, in collaborazione con MBDA UK).

Logistica distribuita

Per alimentare l’intera forza fino alla singola piattaforma, occorre un radicale cambio di approccio per garantire un sostegno di aderenza del tipo “distribuito”, ricorrendo a processi di automazione per il confezionamento, l’indirizzamento e la consegna dei carichi.

Anche in questo ambito la tecnologia RAS può supportare le unità attraverso attività di rifornimento e trasporto autonome nel c.d. “ultimo miglio” del campo di battaglia. Tutte le unità dovranno essere dotate di sistemi predittivi in grado di pianificare manutenzioni e rifornimento, in modo da ridurre tempi e peso logistico dei fermi tecnici.

L’importanza del personale

Oltre agli armamenti e agli strumenti che occorrono per traghettare la Forza armata in un “Esercito 4.0, imprescindibile sarà il personale, il vero e proprio valore aggiunto.

Il nuovo sistema di reclutamento e formazione dei militari del futuro, “il crescente arruolamento di ingegneri, specialisti e tecnici ”, un maggiore bilanciamento tra doveri da adempiere e diritti da riconoscere, insieme ad un diverso rapporto tra Quadri e gregari: sono gli “ingredienti per la Forza armata del futuro ” ha sottolineato il Generale e citato dal Corriere della Sera.

Sarà necessario però “che la rinnovata attenzione del mondo politico verso la Difesa resti alta, per garantire nel tempo leggi e risorse adeguate”, poiché “le guerre di domani si combatteranno nello spazio multidimensionale, ma alla fine la decisione sarà ancora nella dimensione terrestre ”.

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